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Tariffe elettriche: una nuova minaccia per l’ambiente?

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La riforma delle tariffe elettriche potrebbe incentivare l’uso dei combustibili fossili e annullare tutte le conquiste in materia di risparmio energetico

Le tariffe elettriche, la riforma proposta dall’Autorità per l’energia, potrebbero provocare un nuovo ricorso ai combustibili fossili e annullare di fatto tutti i progressi conseguiti nel campo delle energie rinnovabili. Se la riforma dell’Autorità per l’energia venisse attuata, non solo tutti coloro che sono dotati di impianti fotovoltaici o di sistemi per l’autoconsumo vedrebbero di colpo cadere il valore dei loro investimenti e ma anche tutte le soluzioni di finanziamento per l’efficienza energetica perderebbero di colpo il loro significato.

Tariffe elettriche: cosa prevede la riforma?

L’Autorità per l’energia lavora ormai da mesi alla creazione di questa riforma per le tariffe elettriche, che di fatto prevede un nuovo metodo per calcolare i consumi dell’energia elettrica. L’obiettivo della riforma è eliminare il principio della progressività, che per adesso assicura importi proporzionali ai consumi, e spostare gli oneri di rete e di sistema (impiegati anche per finanziare la promozione delle fonti rinnovabili e delle “assimilate”) dalla parte dei costi variabili della bolletta alla parte dei costi fissi, dove invece sono inserite tutte quelle spese non legate all'importo dei consumi.

In questo modo, non sarebbe più così importante prestare attenzione alla quantità di energia usata o adottare soluzioni per l’autoconsumo e l’impiego di risorse rinnovabili. La riforma delle tariffe elettriche sembra giocare a vantaggio delle famiglie numerose e delle piccole imprese che hanno consumi più elevati e penalizzare di conseguenza quelle fasce di clientela con consumi decisamente più ridotti, come i single, le coppie o i non residenti.

Quali sono le conseguenze per l’ambiente?

Tra gli aspetti più critici della riforma rientrano anche le preoccupanti conseguenze sul fronte della produzione di energia da fonti rinnovabili. Infatti la mancanza di incentivi e agevolazioni favorirebbero implicitamente il ricorso ai combustibili fossili, decisamente più comodi e convenienti. Inoltre, con l’applicazione del principio di progressività anche le risorse economiche per la sostenibilità ambientale sarebbero di colpo ridotte e questo determinerebbe un blocco dei progetti già avviati o di quelli previsti per il futuro.

Immediate le reazioni da parte delle principali associazioni e movimenti ambientalisti, come Adusbef, Codici, Greenpeace, Italia Solare, Kyoto Club, Legambiente e Wwf, che chiedono una revisione della riforma per tutelare il principio del “consumerismo ecologico“, su cui tanto si è lavorato nel corso degli ultimi anni. Anche i presidenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, Ermete Realacci e Giuseppe Francesco Maria Marinello, hanno espresso le loro perplessità e chiedono di intervenire nel processo di revisione della riforma.