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Tares: slitta l'aumento, sindaci accontentati

Tares

Il Governo ha annunciato nel corso della giornata del 3 aprile alcune modifiche emergenziali alla Tares. L'aumento rispetto alla Tarsu slitta a dicembre, mentre la tassa  entrerà - fittiziamente - in vigore a partire da maggio. Il Governo accontenta così sindaci e cittadini e risolve in un colpo solo due problemi che sarebbero sorti e che avrebbero scatenato un'emergenza rifiuti a livello nazionale.

Nelle settimane scorse si era levata la protesta dei sindaci. Due i focolai "di ribellione", il primo proveniente dalla Campania, il secondo dal Veneto.

Il primo focolaio denunciava l'imminente crisi di liquidità. Dal 1° gennaio, infatti, i Comuni sono stati costretti a mettere in soffitta la vecchia Tarsu. La Tares, però, sarebbe entrata in vigore solo a luglio, circa tre mesi dopo la data di intervento classica della tassa precedente. Dunque, per tre mesi i Comuni con le casse meno precarie non avrebbero avuto i soldi per pagare i servizi di raccolta e smaltimento. I Comuni del "primo focolaio" chiedevano quindi il ritorno della Tarsu.

Il secondo focolaio, di contro, denunciava l'entità della Tares. Alla fine dei giochi, gli italiani avrebbero dovuto pagare una cifra equivalente al doppio della vecchia Tarsu, per giunta in concomitanza con la prima rata dell'Imu e l'aumento di un punto percentuale dell'Iva.

Il Governo con un solo provvedimento ha accontentato i due gruppi. A maggio entrerà in vigore la Tares, ma sarà una sorta di Tarsu mascherata visto che entità e modalità saranno le stesse dell'anno scorso. Quindi la crisi di liquidità è scongiurata. Non solo, l'aumento rispetto alla vecchia tassa scatterà solo a dicembre, evitando di provocare un "dissanguamento incrociato" con Iva e Imu.

I sindaci si sono dichiarati soddisfatti del provvedimento del Governo.