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Risparmio energetico: l'influenza delle buone abitudini

Il risparmio energetico non è solo una questione di tecnologie. Ovviamente, la componente tecnologica e di innovazione è essenziale. Eppure, c'è un altro fattore, così scontato eppure così ignorato, che risulta decisivo: il comportamento dei singoli. E a questo segue un corollario, che è poi un imperativo: sensibilizzare la popolazione, istruirla sulle corrette abitudini da adottare, convincerla che un nuovo stile di vita è necessario e possibile.

Queste semplici indicazioni emergono da uno studio del Berkeley Lab, istituto di ricerche comportamentali degli Stati Uniti. E' proprio il comportamento dei singoli in fatto di risparmio energetico l'oggetto di studio dell'ultima ricerca americana. Ecco quanto ha dichiarato il capo del team che ha studiato comportamenti e dinamiche della popolazione in fatto di risparmio energetico: "E 'stato stimato che i cambiamenti nel comportamento delle famiglie e del trasporto personale possono contribuire a un risparmio annuale, negli Stati Uniti, che va dai 5 ai 9 quad di energia. Una cifra importante se si considera che nel 2010 gli edifici statunitensi hanno consumato complessivamente 40 quad di energia". Cifre che, con le dovute proporzioni, possono essere utili a comprendere anche la situazione italiana.

Il Berkeley Lab è però scettico sulla facilità nell'educare la gente. A cambiare non deve essere solo la comunicazione istituzionale ma anche l'intero contesto culturale. L'esempio forniti è quello del fumo - forse non totalmente appropriato visto che si parla di dipendenza più che di abitudini: "Spesso si pensa che educare le persone sia facile, ma non lo è. Se bastasse suggerire un modus operandi o impartire dei comandi per ottenere la risposta che desideriamo, non ci sarebbero più fumatori, ad esempio. Informare è importante, ma non è sufficiente per ottenere dei risultati, perché questi dipendono in gran parte dalla motivazione e dal contesto culturale in cui l'individuo è inserito".