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Rinnovabili: i giovani danneggiati dal crollo del settore

Rinnovabili e giovaniI giovani non rappresentano certo la categoria di persone più amata dal Governo Monti. La riforma delle pensioni, ad esempio, ritarda per molti l'accesso al mondo del lavoro. La riforma del lavoro firmata dalla Fornero da una parte combatte il precariato e dall'altra parte incoraggia il licenziamento degli stagisti. Il dramma che investe i giovani lavoratori, però, si sostanzia anche attraverso provvedimenti di cui l'opinione pubblica sa poco o niente: il crollo del settore delle energie rinnovabili, per esempio, rischia di spedire a casa migliaia e migliaia di giovani professionisti.

Il ministro Passera ha deciso nei primi mesi 2012 di tagliare drasticamente gli incentivi alle energie rinnovabili. L'Unione Europea, a dire il vero, aveva richiamato il nostro paese per la quantità eccessiva di incentivi concessa negli anni passati, sebbene buona parte del denaro sia stata spesa in attività collaterali piuttosto che nello sviluppo del settore. Il crollo degli incentivi ha sostanziato però un crollo del settore, il quale si è rivelato di proporzioni colossali. Il giro di affari delle rinnovabili è decresciuto in tutto il mondo dell'11%. In Italia, invece, del 50% (è passato in un anno da 21 miliardi a 10 miliardi).

Il risultato di questo valzer di uno è il seguente: 6mila lavorari, la maggior parte sotto i 35 anni, rischiano di perdere il loro posto di lavoro. Se il fatturato cala, le aziende chiudono, e i lavoratori tornano a casa. Una vera tragedia non solo dal punto di vista umano, ma anche economico: si perdono le competenze necessarie a far crescere un mercato d'innovazione, proprio nel momento in cui, dopo la prima fase di sviluppo, si stava assistendo ai primi cenni di internazionalizzazione.

I numeri sono stati forniti da Adnkronos che, inoltre, per bocca del dirigente di Power-One Averaldo Farri, fa sapere: "Basterebbero poche, semplici, misure per dare continuità al settore e davvero non si spiega perché non si stiano considerando. Ma davvero uccidere un settore industriale che ha appena finito di svilupparsi e che si sta adesso internazionalizzando, è nel migliore interesse del paese? Si potrebbe rimediare con una piccola aggiunta di fondi al Conto Energia (ben gestiti ne bastano pochi per riprendere l’accompagnamento alla grid parity); con l’innalzamento ad almeno 200 kWp della soglia del registro o, meglio, eliminazione totale dello stesso; con la semplificazione delle pratiche autorizzative e di connessione degli impianti fotovoltaici (in particolare residenziali e industriali) e infine con la detrazione dall’IRPEF del 50% del costo degli impianti fotovoltaici fino a fine anno (di cui si aspetta conferma della validità da diversi mesi).Sono poche misure, semplici e in sostanza a costo zero".