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Rifiuti: Italia a rischio paralisi per le nuove norme

rifiuti emergenza Le norme sulla nuova tassa di rifiuti, la Tares, rischia di mettere in ginocchio l'Italia per i prossimo mesi, a meno che le aziende deputate alla raccolta o allo smaltimento dei rifiuti non optino per una scelta coraggiosa e quasi eroica: lavorare gratis - e in perdita - da qui fino a luglio.

Cos'è successo? Semplicemente, insieme alle norme generali e di erogazione dei servizi, è cambiato anche il metodo di pagamento. Più nello specifico, è cambiato il modo in cui le aziende fornitrici dei servizi ricevano il denaro per le loro prestazioni. Fino al 31 dicembre le aziende venivano pagate con versamenti automatici e multipli, ma tale metodo è reso vietato. L'unica via possibile è ricevere pagamenti attraverso bollettini postali o F24. Niente di deplorevole, se non fosse per il fatto che bisognerà aspettare cinque mesi affinché i comuni ricevano i primi proventi della Tares e con quelli organizzare i bollettini per il pagamento. L'entrata in vigore della Tares è stata infatti spostata.

Insomma, aziende a secco fino a luglio. Ciò vuol dire che dovranno lavorare in assenza di liquidità e in perdita, perché gli assegni dei dipendenti vanno comunque pagati. Molte aziende, si pensa, non ce la faranno a resistere per cinque mesi e quindi potranno esplodere emergenze rifiuti in un gran numero di città italiane. Emergenze che si aggiungeranno a quelle, già diffuse, legate alla chiusura o alla dismissione di questa o quella discarica.

Per i cittadini sarà una catastrofe, a meno di un atto "eroico" delle aziende. Ma anche nel caso in cui quest'ultimo riuscissero comunque a fare il loro dovere, i cittadini soffriranno l'aumento delle tasse per la spazzatura. Il ragione dell'aumento è, tra le altre cose, l'associazione della tassa all'erogazione di servizi "paralleli" a quelli della raccolta rifiuti, come manutenzione delle strade e relativa illuminazione.