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Marsili Project : Sfruttare L'Energia Geotermica

Nucleare si, nucleare no ? La domanda riempie le pagine dei giornali e occupa un posto primario del dibattito politico italiano. Le discussioni sulla necessità di avviare la costruzione di centrali atomiche nel nostro paese è l’unico tema, dal punto di vista energetico, che riesce ad attrarre l’attenzione di media e popolazione.



Ma non c’è solo il nucleare : in Italia molto potrebbe essere fatto sfruttando il potenziale geotermico di cui è ricco il nostro paese. Ma che cos’è l’energia geotermica ? E’ quell’energia prodotta sfruttando le fonti geologiche di calore, ovvero energia naturale, rinnovabile e pulita.

In Italia, che è stato il primo paese in cui è stato utilizzato il potenziale geotermico per produrre energia elettrica (nel 1911 fu costruita la prima centrale geotermica),dal 2006 è attivo un progetto, il Marsili Project, che punta proprio a sfruttare l’energia geotermica generata dall’omonimo vulcano, per produrre energia elettrica. Secondo le stime di Eurobuilding, società di ingegneria naturalistica che finanzia il progetto, attraverso il Vulcano Marsili si può raggiungere una produzione annua di circa 4.0 TWh, riuscendo a fornire energia a circa 700mila persone.

Il progetto nasce da un’idea di Patrizio Signanini dell’Università di Chieti e non riceve alcun finanziamento dallo stato che si è limitato alla concessione di un’esclusiva per la ricerca nell’area. Ma in cosa consiste l’idea di Signanini? In pratica si tratta di utilizzare il calore dell’acqua marina che attraversando le pendici del Vulcano (il più grande cratere sottomarino di Europa) raggiunge una temperatura di circa 300 gradi centigradi convogliandola in quattro piattaforme galleggianti dove avviene la produzione di energia elettrica attraverso un sistema di turbine a vapore.

Il progetto, avviato come detto nel 2006 con la verifica della presenza di fluidi ad altro contenuto energetico, sta per entrare nella fase esplorativa. Entro il 2013 ci sarà la costruzione di una prima piattaforma per la trivellazione a circa 800 metri di profondità mentre nel 2016 dovrebbe esserci la piena operatività della prima unità produttiva.

Se il progetto dovesse aver successo potrebbe essere allargato ai tanti vulcani sottomarini presenti in Italia arrivando a coprire tra il 7 e il 10% del consumo energetico, secondo le stime fornite da Eurobuilding.