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La privacy e la crisi d’identità ai tempi di Facebook

 

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Internet è un luogo in cui si scambiano informazioni e file, ma solo dopo la creazione dei social network nel 2004 è nata una cultura incentrata su sovraesposizione e su operazioni di auto-promozione e auto-rivelazione. Uno dei social network più usati e amati dai vari utenti è Facebook.

Quando vengono pubblicate le informazioni personali, queste possono essere lette da più persone, che vanno oltre la cerchia degli amici e facendo così accrescere la cultura dell'auto-divulgazione. Il problema di Facebook, così come di tutti gli altri social network, non è solo la mancanza di privacy, ma anche il fatto che è stata messa in risalto l'ossessione collettiva per la gestione dell'identità.

Facebook è sia la causa sia il sintomo dell'affluenza che fa stare male e che crea nelle persone dei sentimenti di: insoddisfacente sensazione, la quale emerge dall'iper-consumismo, stress dovuto a eccessivo lavoro e un'insostenibile dipendenza della crescita economica. In questo proliferare di account e finte amicizie viene a crearsi una società dai “cervelli svuotati”, che crea persone che non hanno dubbi riguardo a loro stessi e sono talmente ossessionate dalla loro immagine e dal loro Io da non rendersi conto del mondo esterno a loro.

Quelli che vengono definiti come “figli della rivoluzione del tempo reale” hanno come unico interesse quello che succederà nei minuti appena successivi il loro ingresso in Facebook, non hanno interessi a lungo termine; non sono in grado di distinguere fra il niente e il qualcosa in quanto è stato insegnato loro che possono esprimere liberamente e senza costrizioni la propria opinione su qualsiasi argomento, evento e notizia. Lo stato mentale dei “cervelli vuoti” è in uno stato di sospensione perché è sempre impegnato a navigare, controllare e aggiornare il proprio profilo, il proprio “muro”, che nella realtà non ha nessun senso, nessuno scopo.