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Installare un impianto fotovoltaico: risparmio e rendita catastale

L’Agenzia delle Entrate ha diffuso una circolare per far chiarezza sulle regole di rendita catastale per chi decide di installare un impianto fotovoltaico.

Di Bruno Grande

Se una famiglia o un’impresa vuole tagliare i costi della bolletta di luce e gas può confrontare le offerte di Eni, Enel o Edison, per fare degli esempi, e sottoscrivere la tariffa col prezzo migliore. Questo è sicuramente un metodo efficace, ma se si vuole anche tutelare l’ambiente e fare un investimento green, una soluzione può essere quella di installare un impianto fotovoltaico. L’applicazione dei pannelli fotovoltaici sul tetto, però, può comportare una variazione della rendita catastale.

Proprio a questo proposito, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso una circolare per fare chiarezza su normative, regolamenti e calcolo della rendita catastale. Installare un impianto fotovoltaico, come vedremo, rimane sempre un investimento vantaggioso e alternativo alla scelta di una tradizionale tariffa di Edison o di un altro operatore sul libero mercato. Avere pannelli fotovoltaici, infatti, permette di risparmiare sui costi dell’energia e di sfruttare gli ecobonus rinnovati per i prossimi anni.

Ma cosa dice la normativa dell’Agenzia delle Entrate? E chi deve pagare la rendita catastale sull’impianto fotovoltaico? Per prima cosa è bene sapere che non tutti dovranno pagare la maggiorazione, ma solo chi ha deciso di installare impianti con potenza impegnata superiore ai 3 kW. In questo caso secondo il Fisco si aumenta il valore della propria casa o comunque del proprio immobile e di conseguenza andremo a pagare di più per Imu e Tasi.

Tendenzialmente, per farci un’idea, solo gli impianti di fotovoltaico molto grandi subiscono la maggiorazione della rendita catastale. L’applicazione delle tasse, quindi, graverà soprattutto sulle imprese o su quelle famiglie che hanno deciso di non badare a spese per il proprio investimento. Di norma, infatti, gli impianti fotovoltaici domestici non superano i 3 kW, ma è possibile che qualcuno abbia voluto fare le cose in grande anche per sfruttare gli ecobonus che consentono di ricevere indietro parte della spesa sostenuta.

Entrando nel merito della normativa, comunque, si evince che un’altra condizione per la dichiarazione dell’impianto fotovoltaico al catasto è che la variazione di rendita sia superiore al 15% rispetto alla valutazione del solo immobile. Precisazione questa non di poca importanza e che porterà molti consumatori a rivolgersi a un professionista per il calcolo della rendita catastale. Una valutazione autonoma, infatti, non è facile da fare ed è più sicuro chiedere il servizio di un geometra.

Se ci chiediamo quanto costerà questo provvedimento sulle tasse legate alla nostra casa, quindi, dovremo fare attente valutazioni anche perché il costo può variare molto a seconda dei casi. L’importo di rendita catastale, infatti, varierà sia in base alle dimensioni dell’impianto di fotovoltaico installato, ma anche in base alle caratteristiche dell’immobile. Per fare un esempio è stato calcolato che per una villetta con rendita di 1.200 euro, l’aumento sarà di circa 250 euro.

Insomma, il peso del Fisco si fa sentire anche sulle fonti di energia rinnovabile, ma l’investimento sul fotovoltaico sarà comunque ricompensato dagli incentivi fiscali generosi e dagli ecobonus che permettono di recuperare fino al 65% sulla spesa sostenuta.