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Inquinamento: secondo Letta la bonifica dei siti è un optional

Inquinamento

 

La lotta all'inquinamento, almeno in Italia e almeno secondo varia associazioni ambientaliste, rischia di subire una grave battuta d'arresta. La responsabilità è del Governo Letta e dell'ormai famoso Decreto del Fare. Tra i vari articolo di cui è composto ce ne sarebbe uno che trasforma l'obbligo di bonifica dei siti inquinati in una sorta di optional.

Varie associazioni ambientaliste, tra cui il Wwf, hanno lanciato l'allarme e circoscritto il problema. La fonte di ogni male risiederebbe nell'articolo 41 dello stesso decreto, che recita: "Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario – recita l’articolo 41 del decreto del Fare, che sostituisce l’articolo 243 del T. U dell’Ambiente – oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione". Si evince chiaramente che le aziende dovranno bonificare solo se hanno i soldi per farlo. Già solo il principio del "se posso lo faccio" lascia molto a desiderare. Poi, chi è che decide quando un'azienda è indigente abbastanza da non essere costretta a bonificare. Il Wwf ha chiosato sarcastica "magari basterà un'autocertificazione".

In Parlamento gli unici ad alzare la voce sono stati i grillini del Movimento 5 Stelle, che hanno sottolineato anche sul web l'incredibile distorsione del Decreto del Fare, ribattezzato sarcasticamente "Decreto del Lasciar Fare".

A dire il vero, è prevista una sorta di obbligatorietà anche nel Decreto, ma la cosa non migliora le prospettive. A spiegarlo è lo stesso Wwf: "l'’azienda può scegliere di percorrere un’altra strada economicamente sostenibile, in altre parole conveniente: il “trattamento delle acqua di falda contaminate”: emungerle, depurarle e reimmetterle nello stesso acquifero da cui sono state emunte". Insomma, un palliativo che non risolve i problemi, ma li rimanda.