Back to top

Inquinamento in calo, il volto buono della crisi economica

inquinamento crisi

Si può sorridere a mezza bocca o piangiere con un occhio solo. La sceltà è difficile. La crisi, infatti, almeno da quanto rivela l'Istat, sta producendo anche alcuni effetti positivi. L'inquinamento, da quando l'economia ha iniziato il suo rapido declino, non ha smesso di diminuire. Più crisi meno inquinamento. E' questo il legame che emerge cristallino dall'ultima ricerca Istat.

L'aria è più pulita grazie all'interruzione e alla diminuizione delle attività produttive (il comparto industriale è vicino al crollo definitivo) ma anche grazie al crollo dei consumi. Meno lavoro vuol dire meno reddito per le persone, e meno reddito vuol dire meno spostamenti, visto che la benzina si paga e il biglietto del treno e dell'aero si paga pure. Meno emissioni dunqe.

I dati dell'Istat sono inequivocabili. La domanda di trasporto pubblico è diminuita del 7,5% rispetto allo scorso anno. La riduzione dei carburanti si attesta invece intorno al 6%. Complice l'aumento del costo della benzina, e il reddito in via di erosione costante, la gente si sposta solo per effettive necessità. In forte calo i classici viaggi di piacere.

Il legame tra crescita e inquinamento è evidente anche dall'altra parte del mondo. In Cina, ad esempio. Il colosso asiatico cresce più di ogni altro (sebbene non come qualche anno fa), i servizi aumentano ma anche il secondario, dunque l'industria (responsabie numero uno dell'inquinamento), aumenta a dismisura. E non è un caso che l'inquinamento dell'aria abbia raggiunto livelli intollerabili. Una ricerca cinese secondo la quale nel nordo del paese la pessima qualità dell'aria costerebbe cinque anni di vita agli abitanti, ha invogliato il governo a prendere seri provvedimenti.

Si vocifera di una bonifica generale delle attività produttive. Un piano da 400 miliardi di dollari che vedrà protagonista, nel ruolo di consulente e di erogatore di servizi, l'Europa, che in questo campo ha molto da insegnare alla Cina.