Back to top

In Italia c’è più energia pulita, ma le aziende investono meno

energia-pulita
Produzione al 32,9%, in Italia c’è più energia pulita a livello privato, mentre sono in calo gli investimenti per le grandi centrali: è colpa del Governo

Alla fine del 2013 in Italia c’erano 700.000 impianti per la produzione di energia pulita installati, 100.000 in più rispetto all’anno prima. Di conseguenza è aumentata anche la quantità di energia rinnovabile prodotta e utilizzata nelle case degli italiani, passando dal 28,2% del 2012 al 32,9% dell’anno passato per quanto concerne i consumi elettrici. Come possiamo vedere i numeri sono in continuo aumento e quindi se la nostra abitazione non è ancora efficiente da questo punto di vista perché non ce lo possiamo permettere è difficile resistere alla tentazione di mettere i migliori prestiti a confronto per finanziare i lavori necessari a portare la nostra casa ad un livello superiore.

E per quanto riguarda l’ambito del privato è tutto molto positivo, quindi sono servite a qualcosa le battaglie per favorire gli investimenti nell’energia pulita. Ma la green economy non sta dando i frutti sperati per quanto concerne i grandi impianti, perché gli investimenti nel rinnovabile sono calati. La causa è da ricercare nel decreto Spalma incentivi, divenuto legge ad agosto, che ha tagliato i sussidi e ha portato molti investitori stranieri a tagliare i fondi nei confronti dell’Italia a causa delle leggi che non sono chiare quando si parla di green economy.

Per parlare di numeri, nel 2013 le aziende italiane hanno speso 2,3 miliardi di euro in meno rispetto all’anno precedente per gli investimenti in grandi impianti rinnovabili, così come i megawatt installati sono stati quasi 2.000 in meno rispetto ai 7.729 del 2012. E se gli investitori esteri sono insorti, anche le aziende italiane come AssoRinnovabili hanno deciso di agire, annunciando un ricorso al Tar contro i tagli retroattivi per i proprietari di impianti superiori ai 200 kilowatt.

Il discorso della riduzione degli incentivi aveva già mostrato i suoi effetti nel 2013, periodo in cui le installazioni avevano subìto un ridimensionamento, perché se i megawatt installati erano aumentati (parliamo di fotovoltaico ed eolico), la realizzazione di nuovi impianti era calata del 41%. E per i prossimi anni ci si aspetta che il trend non cambi e che il ritmo di crescita degli anni passati non venga raggiunto. Perché se le politiche degli ultimi anni hanno portato l’idroelettrico a valere il 16,5% dei consumi elettrici, il fotovoltaico il 6,9%, l’eolico e le biomasse il 4,7% e la geotermia l’1,6%, il futuro è incerto.

Ma la situazione non è in peggioramento solo per l’Italia, perché secondo la European Wind Energy Association (EWEA) nel 2013 in tutta l’Europa la capacità energetica installata è diminuita dell’8%, e l’Italia è proprio la regione in cui è stata registrato un calo maggiore, corrispondente al 65% in meno rispetto al passato.