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Il Climate Change produrrà milioni di sfollati

Il Climate change, ossia il cambiamento climatico, produce gli stessi effetti di una guerra. Produce, in particolare, sfollati ed entro qualche anno ne produrrà alcune centinaia di milioni . Climate ChangeQuesta catastrofica previsione è stata pronunciata da Nicolas Stern, economista ed esperto del clima di fama mondiale. Ha lanciato l'allarme dopo aver appreso la notizia che le emissioni di monossido di carbone hanno raggiunto i 400 milioni di parti per milione. Un livello critico, questo, che ha conseguenza specifica, la quale è alla base della questione "sfollati": la desertificazione. L'atmosfera si riscalda, la terra si inaridisce, le zone che prima erano ospitali smettono di esserlo e la popolazione si vede costretta ad abbandonare case, villaggi, città.

Nicolas Stern asserisce che, di questo passo, la temperatura globale media potrebbe aumentare di una mezza dozzina di gradi centigradi. Un cambiamento non da poco, che eleva il Climate change a vera emergenza, dopo che negli ultimi anni era stata considerata come un evento solo potenzialmente pericoloso e non gravido di minacce come appare ora.

Dalle parole dello stesso Stern, pronunciate durante un'intervista al Guardian, si intuisce la gravità della situazione: "Se le temperature dovessero crescere fino a quel livello vremo modelli meteorologici stravolti ed un rinnovato processo di desertificazione. Centinaia di milioni di persone saranno costrette a lasciare la propria terra, a causa della morte delle proprie coltivazioni e degli animali. Il guaio, però, verrà quando cercheranno di migrare in nuove terre, con il rischio di entrare in conflitto armato con le persone che già vivono lì. Non si tratterà di un evento occasionale. Potrebbe diventare una caratteristica permanente della vita sulla Terra".

A sostenere i timori dell'economista è intervenuto, di ricente, l'IDMC (Internal Deplace Monitoring Centre) il quale ha pubblicato un report inquietante: nel 2012 più di 32 milioni di persone hanno perso la casa per via del cambiamento climatico. La questione non riguarda il futuro dunque, ma il presente.