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Eni, Scaroni: Senza Libia rischiamo allarme gas in inverno

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L'ad di Eni Paolo Scaroni preoccupato per l'approvvigionamento del gas dalla LibiaLa situazione non è così preoccupante da non farlo dormire la notte ma Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, non si mostra neanche completamente tranquillo per l'inverno che attende gli italiani visto la situazione in Libia, che fornisce il oltre il 10% del gas italiano. L'ad della compagnia energetica italiana ha incontrato questa mattina, insieme al premier  Silvio Berlusconi,  Mahmoud Jibril, primo ministro del Consiglio Nazionale Transitorio libico e ha parlato degli sviluppi per ciò che concerne gli approvvigionamenti energetici italiani. Scaroni ha affermato che Eni tenderà a privilegiare la ripresa della produzione di gas rispetto a quella di petrolio: "Preferiamo privilegiare la ripartenza del gas perchè al momento, mentre non esistono problemi di sicurezza per quel che riguarda l'approvvigionamento di petrolio, affrontare un inverno con una delle tradizionali fonti di gas ferma non mi piace per niente".

Scaroni ha provato poi ad evitare allarmismi affermando che il gas libico conta "per un 10-12% dei nostri consumi e possiamo tranquillamente sopravvivere senza le forniture della Libia. Il problema sorge dal fatto che anche gli altri fronti non ci assicurano totale tranquillità. Quando vado a letto la sera - ha provato a sdrammatizzare l'ad di Eni - non è che l'ultima cosa cui penso è il gas libico per il prossimo inverno".

La preoccupazione seppur attenuata di Scaroni è il motivo per cui Eni privilegerà il ripristino delle forniture di gas dalla Libia, anche in considerazione del fatto che il compito è relativamente più facile rispetto al petrolio soprattutto perché, ha spiegato lo stesso amministratore delegato di Eni, il campo di Wafa è sempre stato in funzione, visto che rifornisce di gas tre centrali elettriche che danno energia alla capitale Tripoli e all'intera regione. In aggiunta ci sono anche due campi offshore dove non sono stati segnalati problemi di sicurezza. Problemi che invece ci sono a Mellitah, il terminal italiano da cui parte il Greenstream che si va ad immergersi nel Mediterraneo per poi riaffiorare in Sicilia, a Gela.