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Energie Rinnovabili: Ue non soddisfatta, presto nuove direttive

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Nella direttiva n. 28 del 2009 l'Unione Europea aveva stabilito gli obiettivi che i paesi membri dovevano raggiungere entro il 2020. Obiettivi non certo proibitivi: 20% di energie rinnovabili sul totale di energia prodotta. Gli stati stanno proseguendo in maniera spedita verso questo risultato, eppure nelle commissioni dilaga l'insoddisfazione, a tal punto che sarebbero in cantiere nuove direttive per imprimere una svolta alla corsa verso le rinnovabili.

Qual è il problema? Stando ai numeri, la situazione attuale non dovrebbe destare preoccupazioni.La maggior parte dei paesi membri, infatti, ha raggiunto nel 2011 e nel 2012 l'obiettivo intermedio del 12%. Eppure c'è uno spettro che si aggira per l'Europa e rischia di provocare battute d'arresto. Questo spettro è ovviamente la crisi. A causa della recessione e delle più generiche difficoltà economiche, infatti, si stanno registrando segnali di rallentamento. Il timore è che possano intensificarsi anche per il 2013 e per il 2014. Il caso esemplare di questo rallentamento è l'Italia. Dopo una politica di incentivi abbondantissima, che ha portato il Bel Paese a produrre energia da fonti rinnovabili per una quota del 13%, l'Italia è stata protagonista di una vera e propria debacle. Gli incentivi sono calati del 50%, con grave difficoltà per le imprese che fanno dell'energia green il loro core business.

La Commissione Europea ha individuato alcune criticità da risolvere. Il nodo cruciale è, come già anticipato, la crisi. Dunque è necessario intervenire sui costi. Per farlo, il massimo organo esecutivo dell'Ue ha proposto iniziative per ottimizzare e sfoltire. E in particolare: misure atte a ridurre atti e oneri amministrativi; misure atte a integrare in maniera più efficiente le energie rinnovabili nel mercato; misure atte a favorire comportamenti market-oriented e, infine, iniziative che possano aumentare il livello di trasparenza del sistema degli incentivi.