Back to top

Energia e guerra in Siria: gli interessi dell'Occidente

energia e guerra in Siria

Ci risiamo. Dopo l'Iraq e la Libia, l'Occidente è pronto a intervenire contro un paese del Medioriente. Come al solito, l'opinione pubblica è divisa, e c'è chi crede che dietro l'intento umanitario ci siano interessi economici in ballo. Ciò è vero solo parzialmente. La Siria non è la Libia, non siede su immani pozzi di petrolio e non ha risorse ingenti dal punto di vista dell'energia.

In verità, l'unico paese che ha un certo interesse economico a intervenire in Siria è il Qatar. Questi possiede il giacimento di gas più grande del mondo, e dunque è leader nel settore dell'energia. Purtroppo, non può venderlo in Europa, che di gas ha estremo bisogno, perché di mezzo (proprio fisicamente) c'è la Siria e Assad ha sempre rigettato la possibilità che il ricco vicino costruisca un gasdotto nel suo territorio. Il rifiuto della Siria è dettato dalla Russia, che ha praticamente il monopolio nell'export di gas in Europa e che lo perderebbe se il gasdotto fosse costruito.

La situazione è un po' ingarbugliata, ma è logica. Gli Stati Uniti desiderano smantellare il monopolio alla Russia che, a distanza di venti anni dal crollo dell'Urss, rimane pur sempre un avversario. Per farlo deve aiutare il Qatar a costruire questo gasdotto, e per costruire il gasdotto è necessario che il regime siriano crolli. E c'è un solo modo per raggiungere quest'obiettivo: la guerra.

E la Francia e l'Inghilterra? Perché premono affinché si scateni la guerra? Non è ancora chiaro. C'è chi pensa al tentativo di recuperare peso e credibilità sul palcoscenico internazionale. C'è chi pensa che stiano puntando tutto su un futuro sconto da parte dell'alleato qatarioto, una volta che Assad sarà abbattuto e un gasdotto sarà costruito in Siria.