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Energia dai rifiuti, l'Italia spreca 2,5 miliardi di euro all'anno

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Davide Tobarelli è il presidente di Nomisma, società di ricerca scientifica in campo ambientale ed energetico tra le più famose d'Italia. Sua è la battaglia per trasformare i rifiuti, nella percezione degli italiani quanto nella pratica, in una risorsa economica.

Tobarelli ha di recente denunciato il grave gap che contraddistingue l'Italia nel trattamento dei rifiuti. Secondo il presidente, il Bel Paese spreca, sprecando i rifiuti, qualcosa come 2,5 miliardi di euro ogni anno. I rifiuti potrebbero essere trasformati in energia, abbattendo, tra le altre cose, il costo delle bollette (-50 euro all'anno). I rifiuti, se adeguatamente trattati, potrebbero rendere l'Italia meno dipendente dagli altri paesi, dai quali attualmente compriamo l'energia. Un trattamento "trasformatore", infine, farebbero diventare le discariche un ricordo. La quota di rifiuti non differenziati, che in Italia supera il 60%, diventerebbe energia. E di materiale su cui lavorare ce n'è tanto, visto che i rifiuti relegati in discarica nell'ultimo anno sono 17 milioni di tonnellate.

L'ostacolo è dato dall'inquinamento. Gli inceneritori, se non realizzati a regola d'arte, rappresentano un colpo allo stomaco per gli ambienti che li accolgono. In altri paesi, che pur hanno fatto fortuna grazie agli inceneritori (Germania e Svazia addirittura importano i rifiuti per trasformarli in energia), gli stabilimenti sono all'avanguardia e comunque lontani dai centri abitati. In Italia nessuno li vuole, ed è dunque difficile trovare siti che mettino d'accordo tutti.

C'è anche una certa percezione da dover combattere, come ricorda il presidente Tobarelli: "C'è una ingiustificata ostilità dei Comitati contro gli inceneritori che inficia il lavoro di organismi scientifici e commissioni ministeriali che rilasciano Valutazioni di impatto ambientale. Spesso si indicano inceneritori e termovalorizzatori come responsabili di uccidere i bambini a causa della diossina ma i rifiuti vengono lavorati con la massima severità".