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Energia, Cgil: "La transizione alle rinnovabili pone problemi sociali"

cgil energia

 

L'Italia è a un bivio. E' quanto emerso nel corso della conferenza nazionale "Quale modello energetico per l'Italia e per l'Europa", tenutosi il 1° luglio a Roma, organizzata e patrocinata dalla Cgil.

A fare gli onori di casa è stato Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, autore di una lucida analisi circa le prospettive europee e soprattutto italiane per quel che concerne l'energia e lo sviluppo sostenibile. Grande attenzione è stata prestata anche all'impatto sociale dei cambiamenti che interessano, e che interesseranno sempre di più, il settore energetico.

Il punto cruciale del discorso Miceli è l'insieme delle implicazioni che la transizione energetica riversa sul destino dei lavoratori. E infatti: "Oggi il grande punto è come gestire la fase di transizione per uscire dal fossile, cercando di farsi meno male possibile e difendere i posti di lavoro. Dobbiamo rispettare gli obblighi di un paese che ha deciso di restare un grande paese industriale".

Secondo Miceli la transizione "va accompagnata dal punto di vista sociale", ponendo in essere una rete di protezione per quei lavoratori che sono e saranno vittime del cambio di passo. Miceli pensa al diritto di prelazione, ma anche all'organizzazione di corsi di programmazione, fondamentali per riconvertire competenze e non tagliare fuori dal mercato del lavoro migliaia di lavoratori. Il problema è qui quello del piano energetico, per nulla ad ampio respiro. Uno svantaggio per chi, come le parti sociali, intende prevedere distorsioni e pericoli, e garantire ai lavoratori un futuro meno incerto.

Cionondimeno, l'Italia vive attualmente in una situazione di gap energetico. Altri paesi dell'Unione Europea sono ben più avanti di noi, per loro la transizione è a buon punto, per noi no. A tal punto da rendere il Bel Paese una realtà tra le meno competitive in Europa.