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Emergenza rifiuti: Legambiente si scaglia contro gli amministratori calabresi

legambienteLegambiente mostra i muscoli contro l'amministrazione calabrese, rea di non aver prodotto politiche ambientali capaci di risolvere - e prevenire - le emergenza rifiuti che periodicamente hanno ammorbato e stanno ammorbando lo scenario di una delle regioni più povere d'Italia.

Le criticità sono molte. Innanzitutto le difficoltà incontrate negli ultimi tempi nel processo di smaltimento dei rifiuti, smaltimento difficile da realizzare anche con i metodi tradizionali: le discariche. Molte sono inagibili, e quindi i centri urbani della Calabria sono invasi dalla spazzatura. Un'altra criticità, che poi spiega la prima, riguarda la differenziata. La percentuale media di rifiuti differenziati è  considerata da Legambiente "ridicola" e si attesta intorno al 12%. Troppo poco, rispetto alla media nazionale (35) e a gli obiettivi imposti dal governo centrale (65).

La Calabria è fanalino di coda per efficienza della differenziata e per gestione dei rifiuti. Lo è dal 1997, anno in cui si affacciò l'idea del commissariamento. Lo scandalo, secondo Legambiente, è che l'amministrazione pare consapevolmente impegnata a mantenere lo status quo per motivi che non vengono spiegati ma che vengono lasciati intendere: "La classe dirigente della Calabria a differenza di altre regioni, che in maniera analoga devono affrontare una lunga fase emergenziale, non vuole superare la crisi ma punta ad allargare il divario con le altre realtà del paese". Lo ha dichiarato Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente.

Eppure spiragli di speranza ci sono. Sono a portata di mano esempi virtuosi, esempi di vera e propria "risurrezione ambientali". La Sardegna, infatti, è passata in 10 anni da un livello di differenziato persino più basso di quello calabrese (10%) a un livello di eccellenza: 55%, venti punti in più della media nazionale e solo dieci in meno rispetto all'obiettivo strategico raggiunto, in verità, da poche regioni.