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Difficoltà per il fotovoltaico con il nuovo Spalma incentivi

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Nuove difficoltà per il fotovoltaico con la manovra Spalma incentivi, tra latitanza dei decreti d’ordine e tagli retroattivi per aziende e privati

In ritardo di 19 giorni, il decreto attuativo per la definizione degli incentivi per i grandi impianti fotovoltaici sembra essersi volatilizzato nei meandri della burocrazia italiana lasciando attoniti aziende e privati. Chiunque abbia investito nel fotovoltaico, infatti, magari informandosi sui migliori prestiti online per poter finanziare l’installazione dei pannelli e facendo fede sugli ecobonus promessi dallo Stato, si ritrova ora con un pugno di mosche.

La cosiddetta manovra “Spalma incentivi” minaccia quindi nuove e inaspettate difficoltà per il fotovoltaico. Aziende e privati che siano in attesa dei contributi statali, come definito dall’articolo 63/2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale pari al 50-65% dell’importo impiegato, dovranno mettersi il cuore in pace e continuare a pazientare.

Questo perché la norma legislativa, sebbene riproposta e rinnovata anche per tutto il 2015, tarda a concretizzarsi. Il decreto operativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze che dovrebbe disciplinare l’accesso ai finanziamenti bancari garantiti dalla Cassa depositi e prestiti, infatti, non si è fatto vedere all’appuntamento con i consumatori, previsto per il primo di Ottobre.

A questo ritardo si aggiungono due scenari molto critici: da un lato una serie di tagli retroattivi, particolarmente sgraditi alle aziende già in fase di studio per il ricorso, e dall’altro la possibilità per il Gestore dei servizi energetici, di modificare unilateralmente il contratto stipulato con i suoi clienti e investitori.

Inoltre, per chi possedesse un impianto fotovoltaico di potenza superiore ai 200kW, sarà missione impossibile la scelta delle modalità con cui farsi ridurre le tariffe del fotovoltaico, visto che la norma d’ordine relativa è ancora, ad oggi, inesistente. E questo a meno di cinquanta giorni dal termine ultimo per poter comunicare al GSE l’opzione di riduzione prescelta tra quelle previste.

“L’operatore si trova così, di fatto, vincolato alla scadenza, ma nell’impossibilità reale di effettuare una scelta consapevole, fintanto che il Ministero non adotterà il decreto”, commenta Agostino Re Rebaudendi, presidente di AssoRinnovabili.

Una situazione davvero insostenibile ed inaccettabile che ha portato il presidente a scrivere al Ministero per “sollecitare l'uscita di tale decreto, esigendo una proroga del termine del 30 novembre di almeno tanti giorni quanti saranno quelli di ritardo accumulato dalla mancata adozione del provvedimento, così da tutelare i produttori, garantendo un tempo sufficiente per valutare quale opzione sia la più idonea (o meglio la meno pregiudizievole) per ciascun impianto”.

Oltre a questo si aggiunge l’azione legale portata avanti dalla stessa AssoRinnovabili e che vede già l’adesione di centinaia di imprese, contro una norma, la Spalma incentivi, considerata incostituzionale. Nel suo tradire aspettative e diritti di privati e imprese, infatti, come nel suo frapporsi, con le relative difficoltà per il fotovoltaico, alla riorganizzazione energetica prevista per il Paese, la manovra Spalma incentivi sembra prendersi gioco, oltre che danneggiare, la buona volontà di chi abbia investito nel rinnovabile e nella salute della nazione.