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Denaturazione del rifiuto: come riciclare l'amianto e guadagnare

foto-amianto
Grandi novità per quanto riguarda l'eternit o per meglio dire l'amianto, che invece di finire come da protocollo in discarica per essere smaltito, potrebbe vivere una nuova vita, venendo trasformato in materiali commerciabili!
Questo infatti il grande progetto previsto dal trattamento brevettato dalla Chemical Center, una società creata da un gruppo di docenti, ricercatori ed imprenditori bolognesi, che come racconta Norberto Roveri, docente di chimica all’Università di Bologna, da alcuni anni incontra privati ed enti pubblici, con l'intendo di far conoscere il progetto e quindi di illustrare il procedimento didenaturazione del rifiuto”.
Questo infatti il nome preciso del procedimento, presentato peraltro in commissione consiliare a Palazzo D’Accursio, lo scorso 4 giugno, su invito del 5 Stelle Massimo Bugani; un procedimento che non prevede per così dire il classico smaltimento, ma che trasforma l’eternit inqualcosadi nuovo, che non è più amianto ma un materiale nuovo con una diversa fibra, della quale rimangono solo i componenti: magnesio (il 40% dell’amianto), il nichel ed il silice, oltre ad altri prodotti per così dire di trasformazione, che hanno un valore commerciale, come ad esempio l'idropittura.
Un nuovissimo procedimento, studiato per l’eternit ma che si può applicare a tutti i materiali contenenti amianto, i quali subiranno il seguente percorso:
  • il rifiuto contenente amianto è inserito in un box nel quale viene tutto triturato con un sistema di aspirazione che impedisce dispersioni in aria della fibra responsabile dell’asbestosi;
  • separato quindi il cemento e l’amianto, si procede con la seconda fase del trattamento, durante la quale si separano gli elementi che compongono l’amianto.

Ma come funziona la trasformazione e quindi, la denaturazione del rifiuto? Ebbene, il brevetto utilizza una soluzione acida grazie alla quale sciogliere il cemento-amianto, ricavata da scarti alimentari come ad esempio il siero di latte, l’acqua di vegetazione delle olive, l’acqua di lavaggio dei pomodori ed il liquido delle acetaie, ai quali si aggiungono di volta in volta specifici batteri; un procedimento, che consente di riciclare scarti di altre produzioni alimentari, caratteristiche di diversi territori italiani.
Quanto quindi alla fattibilità del progetto, secondo Norberto Roveri, il primo prototipo per l’applicazione del brevetto, potrebbe nascere già il prossimo 2015, ma ancora prima della sua creazione, si sono già dichiarati interessati alcuni imprenditori in Calabria, in Puglia, in Friuli ed in Piemonte, disposti ad acquistare il prototipo alla cifra di tutto rispetto di 1,5 milioni di euro, assicurandosi la possibilità di lavorare ben 5 tonnellate al giorno di eternit.
A riguardo è da sottolineare che una tonnnellata di eternit trattato, potrebbe rendere fino a 1.520 euro, al lordo delle spese, dietro la creazione di un impianto produttivo, con un investimento complessivo pari a 3-4 milioni. Un progetto, come ha sottolineato Roveri:
Una possibilità talmente semplice che a molti sembra impossibile“!