Dal galattosio una risposta alla sclerosi multipla

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La sclerosi multipla è una di quelle malattie che incutono timore al solo sentirle nominare. Purtroppo, a oggi, una cura definitiva non esiste ma il mondo della ricerca non si arrende e di giorno in giorno compie importanti passi avanti verso una soluzione definitiva che possa riportare il sorriso ai malati e alle loro famiglie.

A Genova si studia la mielina

Uno dei filoni di ricerca più importanti, che sta dando risultati di grande interesse, è quello seguito presso il laboratorio di Biochimica del Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Genova (Difar). Qui, infatti, da circa sette anni si portano avanti studi e ricerche sulla funzione della mielina: una guaina che protegge ed isola i neuroni, le cellule celebrali, compromettendo la loro capacità di trasmissione degli impulsi che provengono dal cervello e viceversa. Di recente, è emerso che uno dei suoi nutrienti, il galattosio, è metabolizzato più efficientemente del glucosio cedendo alla mielina una maggiore quantità di energia capace di favorirne la crescita. La mielina ha un ruolo di primaria importanza nel buon funzionamento del sistema nervoso. Ha, infatti, funzione energetica perché capace di bruciare glucosio convertendo la sua energia chimica in ATP. Da qui l’idea dei ricercatori di svolgere ricerche su una possibile eziologia della Sclerosi Multipla che ha portato ad affermare che la mielina, nei malati di sclerosi multipla, ha capacità bioenergetiche ridotte. Quindi, è possibile dire che tra le cause della sclerosi multipla ci sia un danno alla mielina.

Ecco delle precisazioni in riferimento al documento “Il galattosio favorisce la crescita della mielina” del 3 nov: http://www.biochemlab.it/documents/galatt_coenzq_scler_mult_2.pdf

Il ruolo del galattosio

Il galattosio, come detto, è un buon nutriente della mielina. È, probabilmente, presente nel latte materno per promuovere lo sviluppo della mielina. Le quantità di sostanza ingerite con il latte sono davvero rilevanti. Precedenti ricerche hanno dimostrato che l’assunzione diretta di galattosio è più efficace della ingestione di lattosio. Gli studi in corso hanno dimostrato che esiste un legame diretto tra una dieta ricca di galattosio e crescita della mielina. Per gli studiosi, una prima risposta alla sclerosi multipla passa per l’assunzione di galattosio, integrata con ubichinone (coenzima Q10). Una soluzione priva di effetti collaterali perché legata a nutrienti già presenti nell’alimentazione umana. Una strada, però, che va sempre percorsa previo consulto con il proprio medico curante. Gli studi condotti a Genova, quindi, hanno dimostrato che il galattosio appare funzionale alla crescita della mielina, la componente danneggiata nella SM.

La sclerosi multipla: cos’è e come si presenta

Sul sito AbilityChannel.tv è possibile approfondire la conoscenza di questa patologia, studiando anche quelli che sono i sintomi della sclerosi multipla. Si tratta di una malattia del sistema nervoso centrale, causata proprio dalla degenerazione della mielina. I sintomi possono essere diversi e numerosi. Vista, linguaggio, movimenti, sensibilità: sono solo alcuni degli elementi che possono danni dal progredire della malattia. Il nervo ottico, ad esempio, può subire danni che possono generare neuriti ottiche che possono portare anche alla temporanea perdita della vista. Inoltre, si può iniziare a soffrire di disturbi dell’equilibrio e della capacità di coordinamento dei movimenti. Vertigini, tremori, debolezza sono segnali di allarme, soprattutto se accompagnati da una andatura oscillante. Cambia anche la percezione degli arti e non sono infrequenti formicolii a braccia e gambe, accompagnati da una fastidiosa sensazione di bruciore. Articolare le parole diventa sempre più difficile a causa della incapacità di coordinare muscoli della faccia e della lingua. Diminuisce anche la capacità di attenzione, insieme a quelle di memoria e apprendimento. L’insorgere di tutte queste difficoltà ha, come è facile immaginare, come diretta conseguenza lo svilupparsi di uno stato depressivo nel paziente affetto dalla patologia. La conoscenza di questa malattia, infatti, non è piena e, nonostante l’impegno di medici e ricercatori, una soluzione non è stata ancora trovata. È fondamentale, quindi, che i pazienti possano contare, oltre che su cure mediche, anche su assistenza psicologica specializzata.