Carta dell’energia: l’Italia si tira fuori dal Trattato

Carta dell’energia: l’Italia si tira fuori dal Trattato

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Da gennaio 2016 l’Italia abbandonerà la Carta dell’energia e già si temono ripercussioni sugli equilibri del mercato energetico internazionale

Dal 2016 l’Italia non aderirà alla Carta dell’energia, il trattato per la cooperazione energetica internazionale siglato dai paesi europei e dagli altri paesi industrializzati. La notizia è stata già confermata con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e sarà operativa dal prossimo gennaio 2016. Inevitabili le ripercussioni per lo scenario energetico del Paese e per le variazioni dei prezzi delle materie prime con i consumatori che correranno presto ai ripari. Monitorare il mercato, valutando ad esempio le offerte di Illumia del comparatore SuperMoney, o quelle di Eni, Edison e tutti gli altri operatori del mercato, potrebbe essere in questo caso una buona strategia per evitare “salate” conseguenze in bolletta.

Carta dell’energia: da gennaio 2016 l’Italia è fuori

Salvo ripensamenti dell’ultimo momento, la Carta dell’energia diventerà entro pochi mesi solo un lontano ricordo per l’Italia. Il Ministero dello Sviluppo Economico fa sapere che la decisione di abbandonare il trattato è stata valutata con attenzione della autorità competenti e risponde semplicemente alla necessità di dover limitare le spese. Dal Ministero fanno sapere che la Commissione Ue è al corrente di tutto, che è stata informata in via preventiva e ha quindi confermato che il recesso dell’Italia era possibile.

Sarebbero i provvedimenti imposti dalla spending review a motivare l’uscita dell’Italia dalla Carta dell’energia, con un risparmio calcolato di oltre 450 mila euro l’anno. Tra le motivazioni rientrerebbe anche il mancato raggiungimento di uno degli obiettivi principali dell’accordo, ovvero portare nel trattato anche la Russia. Una strategia finalizzata alla difesa degli equilibri dei mercati energetici internazionali e alla maggiore tutela degli investimenti, soprattutto in materia di luce e gas.

Quali rischi per l’Italia?

La crisi del gas in Ucraina e le posizioni sempre più rigide dei vari Stati hanno di fatto spinto la Russia ad abbandonare l’accordo già nel 2009. Un fatto che avrebbe spinto l’Italia a rivedere la sua posizione e prendere quindi le distanze da un organismo ormai anti-russo. Il principale rischio riguarda a questo punto soprattutto l’effetto che la decisione italiana avrà sugli investimenti internazionali, con particolare riferimento a quelli per le energie rinnovabili che vedevano nell’accordo internazionale una valida garanzia.

In questi casi meglio evitare allarmismi e ricordare piuttosto che la presenza della “sunset clause”, che protegge per venti anni successi alla data di uscita dal trattato tutti gli investimenti già esistenti, e i numerosi trattati bilaterali di investimento, tutelano adeguatamente e ancora per molto tempo il mercato energetico italiano. La domanda condivisa da molti riguarda invece il silenzio su una questione così importante per il Paese, per la quale non è stata fornita alcuna informazione precedente all’accordo e alle discussioni in corso.