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Ambiente: l'Ocse accusa l'Italia

emissioni-co2L'Ocse, l'organizzazione che raggruppa i paesi economicamente sviluppati, ha presentato una requisitoria contro i paesi colpevoli di trascurare il tema dell'ambiente. Tra questi spicca l'Italia, a cui vengono rivolte critiche specifiche. Le critiche, in particolare, sono cinque; tutte particolarmente azzeccate ma che raramente saranno accompagnate in futuro da una risoluzione. In Italia, è vero, le priorità declinate dalla popolazione, dai media e dai politici sono altre.

Nel rapporto si legge: "All'ambiente è stata assegnata una priorità relativamente bassa nella maggior parte dell'ultimo decennio. Di conseguenza, la politica ambientale italiana è stata caratterizzata da frammentazione e la sua formulazione è stata dettata soprattutto dall'emergenza, con un orizzonte temporale di breve termine". Ad ogni modo, ecco i quattro punti su cui l'Ocse ha insistito.

Eccessiva burocratizzazione. L'Ocse ha criticato il gigantismo dell'apparato burocratico italiano che, ad esempio, rallenta l'erogazione dei finanziamenti alle imprese impegnate nel settore delle rinnovabili.

Regime fiscale che non scoraggi chi inquina. Sul fisco italiano si potrebbero scrivere enciclopedie o addirittura accese invettiva. In generale, la tassazione in Italia non premia gli onesti, non cattura l'evasione e quindi non incentiva i buoni comportamenti, soprattutto nel settore ambientale.

Green Economy. L'Italia è ancora al palo per quanto riguarda l'economia "verde". Ovviamente su questo punto incide l'arretratezza sul fronte delle energie rinnovabili, non tanto in quantità, quanto nell'efficacia e nell'ottimizzazione. Spicca il comportamento ambiguo sul fronte degli incentivi alle auto: nel 2013, dopo tanto tento, sono entrati in vigore ma con un "portafoglio" molto magro.

Scarsità degli incentivi. Le rinnovabili sono poche sostenute, almeno da un anno a questa parte. A influire sulle scelte dei governi italiani sono stati la crisi economica ma anche la "grande ubriacatura" degli anni precedenti. Gli incentivi si sono ridotti del 48% dal 2006 al 2011, e di un ulteriore 20% nel periodo 2011-2014.