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Ambiente e fisco: "chi sbaglia paga", questo il metodo Ue

Ambiente e fisco secondo l'Ue

Nella testa dei vertici europei non c'è solo la crisi economica. L'ambiente, e in generale le tematiche relative alla Green Economy, occupano i pensieri della Commisione, del Consiglio e del Parlamento. Per questo è stato dato mandato all'EEA, Agenzia Europea per l'Ambiente, di rintracciare soluzione che possano rappresentare un connubio tra le necessità della crisi economica e la salvaguardia dell'ambiente. Il risultato è la nascita di un metodo, che non è nient'altro che una via ancora da intraprendere: chi sbaglia paga.

Il principio è il seguente. I paesi membri rischiano di affogare in una crisi che, oltre a essere di consumo e produttiva, è soprattutto una crisi di liquidità? Mancano i soldi? Allora è bene recuperarli da chi sbaglia e nella fattispecie di chi sbaglia "sul lato ambientale". Si tratta, in definitiva, di spostare il carico fiscale dai soggetti fino a questo momento coinvolti a quesi soggetti che non rispettano le norme sulla salvaguardia dell'ambiente, che trascurano le istanze della Green Economy e che fanno fatica ad aggiornarsi ai più moderni standard "verdi".  In questo modo da una parte si incentivano politiche industriali ambientaliste e dall'altro si recuperano importanti risorse finanziarie.

Questi propositi sono stati inseriti nella Riforma Fiscale Ambientale, redatta dalla stessa Agenzia Europea per l'ambiente. Nella quale si intravedono abbondanti spiragli di ottimismo sull'alleggerimento del carico fiscale sugli investimenti.

Jacqueline McGade, direttore esecutivo dell'EEA, ha così commentato il lavoro dell'ente: " governi europei sono alla ricerca di soluzioni efficaci per creare una crescita sostenibile.È giunto il momento di una riforma fiscale ambientale: in tutta l’Europa la gente spinge affinché si trovino delle soluzioni eque alla crisi e nulla è più adatto che far pagare a chi inquina le spese che attualmente gravano sul resto della società".