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Ambiente: dimmi come lo tratti e ti dirò quanto sei ricco

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Possibile che il Pil sia il solo misuratore di ricchezza? Sono in molti a chiederselo, soprattutto in un periodo come questo, contrassegnato dal crollo di certezze in fatto di economia e finanza. La crisi e l'esplosione delle contraddizioni in seno al capitalismo finanziario hanno fatto emergere nuove alternative di vita. Esse però non possono prescindere dall'individuazione di nuovi criteri per capire se uno stato è veramente ricco - della ricchezza che conta - o meno. Il Cnel e l'Istat in una ricerca incrociata hanno ragionato sui sistemi di misurazione possibili e ne hanno individuati un bel po'. Tra questi spicca il rapporto con l'ambiente.


L'Istat e il Cnel hanno riportato le loro speculazioni su un documento diffuso con il nome di "Benessere equo e sostenibile in Italia". Il Bel Paese è sotto alcuni punti di vista più ricco della media, sotto altri punti di vista non lo è affatto. E' tutta questione di criteri. Sicché, analizzando la questione attraverso il criterio "salute del territorio", si scopre che l'Italia se la passa bene perché, ad esempio, abbiamo più verde urbano che nel resto d'Europa (3,1 metri in più per abitante dal 2000 al 2011). Le cose vanno bene, qui da noi, se si considera la qualità dell'aria, nettamente migliore in Italia che negli altri paesi. Lo stesso dicasi per le rinnovabili: nel 2004 era prodotta tramite le fonti rinnovabili solo il 15% dell''energia prodotta in totale. Attualmente la percentuale si attesta intorno al 24%.


L'Italia è "povera", però, se la prendiamo dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Poco è stato fatti dai governi che si sono alternati in questi due decenni. Non a casa è dell' 1,8% la percentuale della superfice italiana a rischio dissesto.


Insomma, se non guardiamo al Pil, l'Italia non se la passa poi così male.