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Allarme meduse: reti, droni e sottomarini le fermeranno?

foto-medusa
Vero e proprio allarme che arriva dalle coste italiane, ove secondo quanto comunicato all'Ansa, da Ferdinando Boero, biologo marino dell’università del Salento e del Cnr-Ismar, è in atto una vera e propria invasione di meduse:
Una grande proliferazione della medusa Pelagia (Pelagia noctiluca) nel Mediterraneo occidentale, mentre in Alto Adriatico è tornata dopo quasi un secolo la Drymonema dalmatinum, la medusa più grande del Mediterraneo con un cappello di circa 80 cm!”!
Boero che coordina il progetto CoCoNet, ossia “Towards COast to COast NETworks of marine protected areas ( from the shore to the high and deep sea), coupled with sea-based wind energy potential“, parla infatti di un vero e proprio monitoraggio, fatto anche attraverso le segnalazioni dei cittadini e dei pescatori, dal quale emerge che la medusa Pelagia, quest’anno si è riprodotta tantissimo e che le correnti, possono spingere queste specie marine urticanti dal caratteristico bordo violaceo, non solo nella loro tipica zona del Mediterraneo ma anche sul mar Ligure, il Tirreno e lo Ionio!
Unica zona che si salva dalla Pelagia è l'Alto Adriatico, ove però quest'anno, dopo un'assenza di decenni, è tornata  la Drymonema dalmatinum, una specie descritta per la prima volta nel 1880 e poi riavvistata solo nel 1940, dopo di che nulla, fino ad oggi, fino al 2014, ove settimana scorsa è stata avvistata al largo di Lignano e Pirano ed un’esemplare si è spiaggiato a Muggia.
Una medusa di ben 80 cm la Drymonema dalmatinum, molto rara, per la quale le segnalazioni sono scarse, anche perchè si tratta di una specie mangia-meduse - parente per intenderci della medusa Criniera di Leone, Cyanea capillata, che vive nell’oceano Atlantico e nel mare del Nord; cosa che quindi potrebbe far presagire essere in arrivo una vera e propria “ondata” di meduse!
Tante le proposte per arginare l'invasione di meduse, tra le quali, a Boero - nonostante le perplessità di diversi ambientalisti e zoologi - piace il progetto Ue “Med-Jellyrisk”, coordinato da Stefano Piraino dell’università del Salento, e finanziato dalla “European Neighbourhood Policy and of its financing instrument – Enpi-Cbc Med”, che ha come capofila la Regione Sardegna e che vuole migliorare gli approcci gestionali e mettere in atto specifiche strategie di mitigazione degli impatti provocati dalla proliferazione delle meduse, lungo un’area che va da Castellaneta Marina nel tarantino, alle Eolie.
E proprio a riguardo delle opere, secondo il coordinatore di CoCoNet, sia l’installazione di reti anti-medusa nelle spiagge libere, sia misure di sostegno, come per le calamità naturali, servono a tranquillizzare i bagnanti, in particolar modo le mamme di bambini più piccoli, benchè di fatto, è bene ricordare, le meduse non essere quasi mai pericolose e spesso nemmeno urticanti.
Un allarme ed una situazione, a dispetto della quale Boero, ha espresso un’altra idea, alquanto stravagante ma assolutamente fattibile, sulla scia degli squali, in molte parti del mondo:
Le crisi possono diventare opportunità, non andrebbe sottovalutata l’idea dell’avvio di un turismo per le meduse.” ha detto riferendosi al paradosso di tenere lontane dai bagnanti le meduse con barriere, realizzando una sorta di piscina protetta e quindi ha spiegato “Sono specie non aggressive, e viste a debita distanza con una maschera, sono uno spettacolo a mare aperto tra i più affascinanti: sono animali bellissimi!”!
Attendiamo quindi novità sulla situazione e su questo singolare progetto di Boero: voi che dite?